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Di Davide Scrofani (DFG Architetti)

 

Il benessere relativo alla fruizione di uno spazio è una condizione che dipende da molteplici fattori capaci di agire sui nostri sensi, sulla nostra salute e sulla nostra psicologia. In relazione all’attività che vi svolgiamo dovremo avere un adeguata illuminazione degli ambienti, dei valori termo-igrometrici corretti, qualità dell’aria, il giusto grado di isolamento acustico, etc.. ma non solo. Un’Architettura, se tale vuole definirsi, deve essere caratterizzata da un altro tipo di QUALITA’, difficilmente parametrizzabile. Facendo riferimento all’architettura residenziale, tema per il quale la ricerca di una dimensione di benessere assume un ruolo decisivo, è importante vivere in un luogo con cui sia facile “interconnettersi”.

Questo fondamentalmente consiste nel riconoscere la propria casa come l’involucro del nostro spirito, ciò che rende la nostra abitazione come una seconda pelle. Uno spazio deve essere caratterizzato da elementi propri della nostra cultura e dagli oggetti della nostra storia personale per essere denso di emozioni, di valori; alcuni elementi come l’acqua, il verde e gli elementi naturali in genere, custoditi nel nostro inconscio come memoria di millenni di evoluzione, riescono ad amplificare la nostra sensorialità con l’ambiente circostante; ma sono soprattutto i ricordi e gli oggetti che abbiamo raccolto lungo il percorso della nostra vita che a volte riescono a fare parlare le pareti delle nostre stanze, sono loro a contribuire maggiormente ad armonizzare la nostra dimensione spirituale con la materia che ci circonda. A volte il nostro ruolo, nell’ambito del dialogo tra architetto e committente, diventa quello di creare una piattaforma neutra in cui lasciare al cliente la possibilità di applicare col tempo questa “patina” di ricordi e emozioni, oppure di integrare a priori nelle componenti strutturali degli spazi alcuni elementi personalizzati… ma l’obiettivo che si tende a raggiungere è comunque lo stesso, quello cioè di costruire l’identità del luogo in cui si vive come naturale prolungamento della propria identità, scavando nel trascorso personale di ciascuno di noi.